Dici Limoncello e pensi subito alla Penisola Sorrentina. Ma dov’è nato esattamente questo elisir apprezzato in tutto il mondo? Scopriamolo insieme.

 

 

 

 

 

Delizioso, lievemente zuccherino, ottimo anche come digestivo e con un deciso ma non invadente tocco alcolico. È il limoncello, liquore famoso in tutto il mondo e annoverato tra i prodotti alimentari tradizionali italiani. Pensi a questa bevanda e immediatamente ti balza alla mente il giallo, il colore del sole. Quella tinta che caratterizza e rende speciali le giornate sulla costa della Campania, zona da cui il limoncello ha iniziato un percorso che lo ha portato a essere apprezzato anche ben oltre i confini nazionali.

Una storia nebulosa

Individuare con esattezza il luogo in cui è nato questo liquore è un po’ difficile. Generalmente lo si associa alla Penisola Sorrentina, ma è una convinzione giusta? Arduo dirlo, dal momento che la storia di questa deliziosa bevanda non è ben tracciata. Amalfi, Sorrento e Capri si contendono la nascita del limoncello, con l’Isola Azzurra che può vantare un aneddoto risalente agli inizi del Novecento. Sembra infatti che fu proprio qui che – in quell’epoca – il liquore iniziò a farsi apprezzare. 

A quanto pare, ciò accadde per merito di un’albergatrice che era solita offrire ai suoi ospiti un sorso di limoncello, prodotto seguendo un’antica ricetta tramandata di generazione in generazione. Altri, invece, ritengono che tutto nacque molti secoli fa. Per alcuni, invece, il limoncello approdò sulla costa campana in concomitanza con la conquista araba; per altri ancora, esso fu una scoperta dei Romani, dediti alla coltivazione del limone in Penisola Sorrentina.

Ricetta

Se le origini sono avvolte dal mistero, lo stesso non può certo dirsi del processo di preparazione. La ricetta del limoncello è molto semplice. Così semplice che ci si può anche divertire a prepararlo in casa. Se vuoi provarci anche tu, allora sappi che hai bisogno di:

  • Limoni:
  • Alcool puro;
  • Acqua;
  • Zucchero.

Una volta puliti i limoni con acqua corrente, bisogna prelevarne la buccia (solo la parte gialla, non anche quella bianca) che verrà messa a macerare in alcol per almeno un mese. Trascorso questo periodo di tempo, si aggiungerà lo sciroppo di acqua e zucchero, per poi lasciar riposare il tutto per i successivi quaranta giorni. Infine, aiutandosi con un colino, si potrà versare il limoncello in una bottiglia e gustarlo con la famiglia e gli ospiti.

Dove comprarlo?

Preparare il limoncello in casa può essere divertente, ma credi che non faccia per te? Nessun problema, perché la Penisola Sorrentina offre numerosi punti vendita in cui potrai comprare una bottiglia di questo delizioso elisir, da assaporare a casa tua o da utilizzare come idea regalo per amici o parenti. 

Tra Sorrento e il suo territorio, avrai modo di scoprire tantissime botteghe in cui il limoncello farà bella mostra di sé, fra le tante altre prelibatezze della zona. Inoltre, potrai gustare o acquistare questo liquore anche in uno dei molti ristoranti della Penisola, dove un bicchierino di limoncello ti farà compagnia mentre ammiri il mare, magari dopo aver assaporato un gustoso piatto di spaghetti alla Nerano

Abbinamenti

Con il suo sapore piacevolmente acidulo, il limoncello è ottimo da bere a fine pasto. Anche, se non soprattutto, perché si rivela essere un buon digestivo. Eppure, questo liquore può essere apprezzato anche in altro modo. Ovviamente dipende dal gusto di ognuno, ma un buon bicchierino di limoncello può abbinarsi perfettamente con semifreddi, crostate o biscotti secchi. 

Senza poi dimenticare che, in molti casi, esso viene utilizzato per esaltare il sapore di una bella macedonia di frutta fresca. Quanto finora detto non deve però mettere in ombra un’altra possibilità. Quella di assaporare un sorso di limoncello anche fuori pasto, senza abbinarlo ad alcuna portata, ma soltanto per apprezzarne pienamente il gusto. 

Varianti

Fin qui si è parlato della versione classica, se così può dirsi. A essa, si affianca poi la crema al limoncello. Una variante che si ottiene aggiungendo panna e latte, ingredienti che rendono il liquore più morbido, adatto a chi vuole sorseggiare qualcosa che accarezzi delicatamente il palato. Un sapore più vellutato, quindi, sempre più spesso utilizzato come farcitura anche dai maestri pasticcieri.

E, in effetti, quello dell’industria dolciaria è un settore in cui il limoncello trova ampio utilizzo. Tra gli scaffali delle bontà enogastronomiche, sempre più spesso si trovano biscotti, babà e torte. Tutti prodotti che, sia nella versione artigianale che in quella industriale, sono contraddistinti dall’inconfondibile sapore del limoncello.

E non è finita qui. 


Per i più ghiottoni, può essere interessante sapere che anche il tiramisù, uno dei semifreddi più apprezzati d’Italia, può essere preparato con il limoncello in sostituzione del caffè. Infine, non va dimenticato che è possibile trovare questo liquore anche in gelateria, ove costituisce l’ingrediente base di un sorbetto gustoso, fresco e dal sapore agrumato.

Roba da acquolina in bocca, vero?

Come a casa, anche in vacanza la colazione è fondamentale. A renderla speciale, una serie di elementi che ci si aspetta di trovare anche in una struttura ricettiva.

 

 

 

La colazione è il pasto più importante della giornata, quello che fornisce lo sprint iniziale con cui affrontare la quotidianità. Per questo motivo è importante che sia abbondante e nutriente, sia nella vita di tutti i giorni che in vacanza. Nel primo caso, una colazione equilibrata aiuta a rendere al massimo sia nello studio che nel lavoro. Nel secondo, invece, essa permette di evitare che i progetti di relax e divertimento vengano rovinati da continui brontolii dello stomaco. 

Insomma, sull’importanza di questo pasto non vi è dubbio alcuno. Piuttosto, qualche interrogativo potrebbe nascere quando soggiorniamo in una struttura ricettiva. In quel caso, potremmo essere indotti a domandarci se, nel complesso che ci ospita, possiamo contare su una colazione come quella a cui siamo abituati a casa nostra. Se anche in vacanza, tra un tuffo o un’escursione, possiamo iniziare la giornata al meglio, gustando una colazione con i fiocchi. 

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1. Menu dolce e salato

Per capirlo, bisogna prestare attenzione a vari elementi. Il primo di cui tener conto è la varietà della scelta. Il buffet a disposizione degli ospiti permette di soddisfare ogni palato? Perchè non bisogna dimenticare che c’è chi preferisce iniziare la giornata sgranocchiando qualcosa di dolce e chi invece desidera il salato con cui darsi la carica giusta. 

Ecco perché è apprezzabile una tavola imbandita con prodotti vari. Marmellate, creme spalmabili, biscotti, croissant, torte, fette biscottate per chi chiede una colazione zuccherosa; formaggi, insaccati vari, panini, uova, crackers e grissini per far venire l’acquolina in bocca agli amanti dei sapori sapidi.

Il tutto, però, senza trascurare l’offerta di bevande, che non può essere meno ricca. Acqua liscia e gassata, succhi di frutta, spremute, tè, caffè, ginseng, orzo, cappuccino, latte, sono elementi indispensabili per completare l’allestimento della tavola.

2. Attenzione ai regimi alimentari

Quanto appena detto potrebbe non bastare. O meglio, va bene che la tavola sia ricca, ma essa deve anche essere rispettosa di tutti. Eleganza e sensibilità impongono infatti a ogni gestore di ricordare che, tra gli ospiti della struttura, possono esserci persone che non vogliono o non possono assumere determinati alimenti. 

Ciò non per una sorta di snobismo, ma per ragioni di salute, di cultura, o perché si è deciso di abbracciare un determinato stile di vita. In ogni caso, si tratta di qualcosa meritevole del più profondo rispetto. Rispetto che si concretizza in una colazione adatta ai più svariati regimi alimentari, che pertanto preveda l’offerta di cibi privi, per esempio, di:

  • Lattosio;
  • Glutine;
  • Zuccheri.

A questi alimenti, è opportuno aggiungere alimenti di origine vegetale, indicati per chi intenda seguire una dieta vegetariana o vegana.  

3. Sostenibilità ambientale

Già dal primo pasto della giornata si può capire se una struttura è davvero ecofriendly. Un ospite che pretenda sostenibilità ambientale non è certo un piantagrane, bensì qualcuno che dimostra di nutrire profonda sensibilità nei confronti delle sorti del nostro pianeta. 

Per questo motivo, è importante che anche la colazione sia improntata ai criteri di rispetto ambientale. Parola d’ordine: zero sprechi. Il che significa sì garantire una vasta quantità di prodotti, ma commisurata al numero di ospiti presenti. In tal modo, si potranno evitare quegli sperperi alimentari che hanno effetti negativi sia dal punto di vista etico che ambientale. 

Ma non è tutto. Per potersi davvero definire ecosostenibile, una colazione deve essere anche plastic free. Materiali compostabili o riutilizzabili in cui servire cibi e bevande sono di gran lunga preferibili alla plastica, uno dei maggior elementi di stress per la Natura. 

Apprezzabile è anche un buffet imbandito con prodotti locali o a km 0, a basso impatto ambientale perché riducono le emissioni necessarie al trasporto delle merci.

4. Pulizia 

Altro elemento da tenere in considerazione è l’igiene, la cui carenza (o, nel peggiore dei casi, assenza) mortifica il gusto. Un ambiente pulito invoglia l’appetito e ci fa sentire come se fossimo a casa. 

Per tal motivo, è encomiabile la cura che il gestore pone nella pulizia delle stoviglie, della tavola, delle sedute, delle tovaglie e delle salviette. In questo senso, un sentito grazie va espresso allo staff delle strutture ricettive. Un gruppo di lavoratori che si prodigano per rendere eccellente la nostra esperienza, anche a tavola. 

Armati di spugnette e spray disinfettanti, essi ci accolgono in uno spazio pulito e profumato, nel quale è più che piacevole consumare il primo pasto della giornata. 

5. Anche l’occhio vuole la sua parte

Leccornie varie, adatte a diversi regimi alimentari, servite in ossequio alla sostenibilità ambientale e alle indispensabili norme igieniche. Sicuramente, già così la colazione è molto apprezzabile. Per renderla eccellente, occorre però l’elemento estetico. 

L’attenzione ai dettagli, che rende ogni esperienza speciale e per questo indimenticabile. Grazie alla giusta armonia tra luci e colori, a un arredo adeguato al contesto e alla raffinatezza di tovaglie e suppellettili, la colazione può essere arricchita dalla bellezza, capace di esaltare il sapore dei cibi.

E poi, perchè non approfittare della bella stagione? Se la struttura dispone di un giardino, gli ospiti potrebbero essere invitati a consumare il primo pasto della giornata all’aperto. Magari seduti intorno a un tavolo sistemato sotto a un pergolato, godendo dell’aria fresca e del contatto con la Natura.

Insomma, una colazione davvero speciale è quella che va oltre la mera esaltazione del palato.  

A ridosso della Marina della Lobra si staglia il Vervece. Un isolotto di piccole dimensioni ma di grande fascino.

 

 

 

 

Ormeggiare in Penisola Sorrentina non è soltanto comodo, ma anche suggestivo. Gli approdi disponibili offrono tutti grande praticità e, allo stesso tempo, ognuno di essi custodisce storia, leggende e passione per il mare, in un intreccio che dà vita a una trama interessante per i turisti in arrivo sulla costa. 

A questo schema obbedisce anche Marina della Lobra, il porto turistico di Massa Lubrense. È proprio qui, infatti, che sorge l’isolotto del Vervece, uno scoglio pronto a svelare tutta la sua bellezza a chiunque voglia scoprirla.

Nome e leggenda

Bellezza che, per la precisione, è legata a una pluralità di fattori. Prima di scoprirli tutti è però opportuno andare con ordine, partendo dal nome attribuito a questo scoglio: Vervece, dal termine latino “vervex” che significa caprone. Una denominazione forse attribuita in relazione alla forma dell’isolotto, che ricorda vagamente proprio quella di un ovino. 

Come molti altri luoghi affascinanti della Penisola, anche questo è ammantato dalla leggenda. Si narra infatti che le donne di Marina della Lobra, al fine di difendere le proprie abitazioni dalla furia del mare in tempesta, volessero issare a riva il Vervece, senza però riuscire nel loro intento.

Avvenimenti storici

Dove finisce la leggenda inizia la storia, che per il Vervece si fonda su due momenti salienti. Il primo risale a più di un secolo fa e precisamente al 1903, allorché sullo scoglio venne innalzata una croce. Da quel momento in poi, il Vervece divenne un vero e proprio santuario marino, particolarmente caro agli abitanti della Marina della Lobra. 

Il secondo avvenimento degno di nota risale invece al 1974, allorquando – a 12 metri di profondità – venne collocata una statua di bronzo della Madonna. Un gesto simbolico, finalizzato a celebrare il record di immersione in apnea stabilito proprio in queste acque da Enzo Maiorca, capace di raggiungere gli 87 metri di profondità.

Come raggiungere l’isolotto?

Un posto così affascinante desta senz’altro curiosità. Una curiosità che induce a chiedersi dove si trovi il Vervece e come lo si possa raggiungere. Come già accennato, l’isolotto si staglia a circa un miglio da Marina della Lobra e rientra nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Più precisamente, esso rientra nella zona A dell’area, quella in cui è interdetto sia il transito che la balneazione. 

Quindi il Vervece è ammirabile solo utilizzando un potente binocolo? Nient’affatto. È possibile infatti ricorrere ai servizi offerti da operatori autorizzati, mediante i quali il sogno di raggiungere il Vervece ed esplorarne i fondali può diventare realtà.

I tesori del Vervece

Se si è amanti delle immersioni, allora non ci si può lasciar sfuggire un tuffo nei fondali del Vervece. Qui sono custoditi vari reperti storici, come d’altronde in altre zone della Penisola. In particolare, nel 2011 dalle acque del Vervece riemerse un’ancora in pietra, utilizzata dalle imbarcazioni in tempi antichi. Inoltre, a circa 40 metri di profondità, giace un relitto di epoca moderna. Le ricostruzioni storiche sembrano concordare si tratti di una nave inabissatasi al largo di Massa Lubrense tra gli anni sessanta e i settanta. 

Al patrimonio archeologico si aggiunge quello religioso, che rende il Vervece meta di pellegrinaggi. Ciò accade nel mese di settembre, quando l’isolotto ospita le celebrazioni liturgiche in onore della Madonnina della Lobra, la cui statua – posta a 12 metri di profondità, viene ornata da una corona di fiori.

Vervece, patrimonio di biodiversità

Il gusto per i reperti storici e il sentimento religioso non sono però gli unici a essere appagati nel corso di una visita al Vervece. L’isolotto offre infatti soddisfazione anche agli amanti delle immersioni subacquee, i quali possono ammirare un panorama sottomarino multiforme e per questo affascinante. 

Veri e propri giardini fioriti danno il benvenuto a chi si appresta a esplorare i fondali del Vervece, habitat ideale per stelle marine, aragoste, ricci e altre specie di cui se ne può ammirare lo splendore man mano che si procede nell’immersione. Insomma, anche il Vervece conferma una caratteristica comune a molti altri tesori della zona: la capacità di attirare vari tipi di turisti. 

Ed è proprio questa, in definitiva, la magia della Penisola Sorrentina.

Un periodo di riposo lo meritano tutti, meglio se in una struttura ecofriendly. Ecco sei fattori che ti permetteranno di riconoscerla immediatamente. 

Creare e custodire una mentalità green è molto importante. Specie nell’epoca attuale, in cui il nostro pianeta è minacciato dal pericolo inquinamento. A casa, al lavoro e nel tempo libero, la maggior parte di noi è sempre attenta a mantenere un comportamento rispettoso dell’ambiente. Un proposito eccellente, da non accantonare neppure quando siamo in vacanza. Perché se è vero che il diritto al riposo è sacrosanto, altrettanto certo è il fatto che rispettare la natura non è un compito che si può svolgere a intermittenza.

Pertanto, quando ci accingiamo ad assaporare qualche giorno di meritato relax, non dimentichiamo di portare con noi i comportamenti virtuosamente ecosostenibili. A questo bagaglio indispensabile, va poi aggiunta una domanda: la struttura in cui abbiamo scelto di soggiornare è ecofriendly? Alcuni aspetti possono aiutare a capirlo.

1.Plastic free

Per rispondere a questa domanda, occorre prestare molta attenzione a molteplici fattori. In primis, è opportuno verificare se e quanta plastica viene utilizzata nel complesso vacanziero di nostra scelta. Sappiamo che questo materiale è rinvenibile ovunque, per cui è di facile intuizione capire se quello che ci ospita è o meno uno spazio plastic free. 

Ce ne accorgiamo già soltanto entrando nel bagno della nostra camera. Se i prodotti per l’igiene sono racchiusi in contenitori di alluminio (anziché in PVC), allora possiamo star certi che chi gestisce la struttura è molto attento all’ambiente. Conferma se ne potrà avere anche al momento della colazione. 

Se cerchi la pur minima traccia di plastica, ma trovi soltanto posate e bicchieri in materiale compostabile (quando non lavabili e quindi riutilizzabili), marmellate e creme spalmabili sistemate in vasetti di vetro e bevande disponibili in brocche di ceramica o in lattine di alluminio, allora potrai star certo che sei capitato nel posto giusto.

2. Raccolta differenziata

Eliminare la plastica potrebbe non bastare. O meglio, non è l’unico aspetto che dimostra cura verso l’ambiente. Ugualmente importante è che, negli spazi della struttura, siano presenti contenitori destinati alla raccolta differenziata. Che sia effettuata direttamente dall’ospite o che a essa badi il personale, l’importante è che venga svolta. Pertanto, nota se nel complesso sono presenti vari bidoni destinati al conferimento di:

  • Materiale organico;
  • Rifiuti non riciclabili;
  • Carta;
  • Vetro;
  • Alluminio,

Se ci sono, allora puoi essere sicuro che la tua vacanza non contribuirà a pregiudicare la salute dell’ambiente.

3.Cambio degli asciugamani

Anche questo è un aspetto che aiuta a far luce sull’ecosostenibilità del complesso che ti ospita. Ogni quanto avviene la sostituzione dei teli bagno? Sempre più spesso, tanto nelle realtà alberghiere quanto in quelle extralberghiere, le asciugamani non sono cambiate quotidianamente, se non su richiesta espressa o tacita dell’ospite (telo lasciato sul pavimento o nel piatto doccia, per intenderci). Ciò non per un capriccio del gestore, bensì per ragioni di opportunità ambientale. 

Pensa per un attimo a quanto possa essere impattante il lavaggio quotidiano di un’ingente massa di biancheria da bagno. Innanzitutto, occorrono elettricità e acqua per far funzionare le lavatrici, senza poi dimenticare il consumo di detersivi che, per quanto ecocompatibili, restano pur sempre sostanze chimiche inquinanti. 

Minor impiego di detergenti significa minor impatto sulla natura, come una ridotta richiesta di energia elettrica significa diminuzione delle emissioni nocive. 

Tutto questo non rappresenta un effimero slogan, bensì un progetto realizzabile grazie al greenwashing.

4. Occhio alla carbon footprint

Valutare l’ecosostenibilità di una struttura significa anche misurarne la carbon footprint. Calcolare l’impatto di un complesso ricettivo, in termini di emissioni di gas serra, è possibile ponendo l’attenzione su numerosi aspetti. Tra i tanti, si potrebbe citare il consumo di elettricità, non solo – come appena visto – in relazione al cambio asciugamani, ma anche all’illuminazione degli ambienti e al raffrescamento degli stessi. 

Quanto al primo aspetto, per i locali adibiti a uso comune, un host davvero ecofriendly potrebbe ricorrere a un temporizzatore. In sostanza, per evitare che qualche ospite sbadato dimentichi di cliccare sull’interruttore, si potrebbe installare questo dispositivo dotato di timer, che provvede a spegnere le luci trascorso un determinato periodo di tempo. 

Ovviamente ciò non è possibile nelle camere private, pena il peggioramento del comfort abitativo. Più discreta potrebbe rivelarsi la scelta di fissare un cartello alla porta in cui si ricorda di spegnere le luci e il condizionatore d’aria prima di uscire. 

Comportamenti virtuosi, che riducono la domanda di elettricità (procedimento al quale è legata l’ingente emissione di anidride carbonica) e migliorano la salute ambientale.

5. Prodotti locali e zero sprechi alimentari

Il benessere dell’ambiente passa anche dalle nostre tavole. A dimostrarlo, anche i benefici relativi alla scelta di prodotti locali. Se il gestore della struttura fornisce genuinità locali, sappi che non sta soltanto badando alla soddisfazione del tuo palato. Una filiera corta presuppone minor distanza dai campi alla tavola, il che si traduce in un tragitto breve (quando non del tutto inesistente) e – conseguentemente – nella riduzione dello smog prodotto dai gas di scarico dei mezzi di trasporto.

Se a tutto ciò il gestore affianca anche la lotta agli sprechi alimentari, allora puoi davvero considerarlo un amico dell’ambiente.  Dire basta agli sperperi è un imperativo etico, reso ancor più perentorio dalla loro rilevanza in termini di ecosostenibilità. Una tavola troppo opulenta, le cui ricchezze non vengono consumate, contribuisce a minacciare il benessere della Terra. 

Al contrario, offrire un banchetto soddisfacente ma non eccessivo contribuisce a evitare sprechi e, conseguentemente, a ridurre la domanda di generi alimentari. Questo significa minor stress per i suoli, e minor consumo di acqua ed energia, indispensabili sia per le colture che per gli allevamenti.

6. Spazi verdi

Anche l’occhio vuole la sua parte, e un complesso ricettivo immerso nel verde ha sempre il suo fascino. Al di là degli effetti benefici delle bellezze naturali sulla nostra mente, c’è da far menzione anche dell’aspetto importante in termini di ecosostenibilità. La vegetazione, come si sa, contribuisce a purificare l’aria dagli effetti dello smog. Inoltre, essa offre riparo dalla calura estiva, costituendo un’ottima alternativa al condizionatore d’aria. 

Senza poi dimenticare che, nelle aree verdi, può spesso esserci spazio per colture. Per quanto piccole, esse si rivelano idonee a soddisfare le esigenze degli ospiti, che potranno così contare su frutta e ortaggi a km 0.

 

 

 

 

È impossibile tornare a mani vuote dalla Penisola Sorrentina. Dall’arte alla gastronomia, sono tanti i souvenir che puoi portare a casa. Ecco qualche suggerimento utile. 

 

 

Quando una vacanza giunge a conclusione, non resta altro che fare i bagagli e custodire nella mente quanto di bello si è vissuto in quei giorni. Se il primo è un compito seccante ma attuabile con una certa dose di praticità, il secondo richiede invece un piccolo aiutino. Ciò perché i momenti di allegria e spensieratezza vissuti nel nostro periodo di relax hanno la brutta abitudine di sbiadirsi con il passare del tempo. Ecco allora che, per ridare vivacità a quelle piacevoli memorie, occorre qualcosa che ne rievochi – seppur parzialmente – la piacevolezza: i souvenir

Oggetti del tipo più disparato, destinati a qualsivoglia impiego, essi riescono nel delicato compito di farci sorridere al ricordo della nostra vacanza, in particolare quando essa è ormai finita da un pezzo. Vari sia per prezzo che per raffinatezza, i souvenir rendono un po’ meno triste il ritorno alla vita di tutti i giorni che, specie quando si lascia un luogo incantevole come la Penisola Sorrentina, può essere davvero traumatico. 

Vuoi provare anche tu ad alleviare lo stress da rientro? Allora scopri i souvenir che puoi trovare a Sorrento e nel suo territorio.

1. Intarsio

L’intarsio ligneo simboleggia una produzione artigianale che a Sorrento vanta secoli di storia. Una storia talmente affascinante da aver meritato di essere celebrata nel Museo Bottega della Tarsia Lignea e che si arricchisce ancora oggi di capolavori apprezzati in tutto il mondo. Tra tavolini, cornici, scatole multiuso, portagioie e immagini sacre, potrai scegliere il tuo souvenir preferito al prezzo che ritieni maggiormente conveniente. 

Non importa quanto spenderai, perché di sicuro porterai a casa un oggetto di eccellente manifattura, che catturerà l’attenzione dei tuoi ospiti e contribuirà ad arricchire l’arredamento di casa tua. Dove comprare una produzione simile? Hai solo l’imbarazzo della scelta. Un pomeriggio a spasso per il centro di Sorrento ti svelerà le numerose botteghe artigiane in cui potrai ammirare tantissimi capolavori e acquistare quello che più ti piace. 

2. Ceramiche

Sarà la bellezza del posto a ispirare l’animo degli artisti, sarà il clima mite che stimola la creatività, fatto sta che la Penisola Sorrentina è una terra a forte vocazione artigianale. Non soltanto nella forma dell’intarsio, ma anche in quella della ceramica. Tanto a Sorrento quanto nei suoi dintorni, potrai infatti scoprire numerose botteghe di maestri ceramisti e rimanere a bocca aperta di fronte alla bellezza a cui essi sanno dar vita. Dalle calamite alle brocche, dalle targhe ai vassoi, passando per bicchieri, targhe decorative e tazzine;  potrai trovare le più disparate suppellettili da portare a casa e utilizzare a tuo piacimento. 

Immagina per un attimo questa scena: è un mattino d’inverno, freddo e piovoso. L’estate è passata da un pezzo e la prossima è ancora lontana. Ti appresti a sorseggiare il caffè dalla tua tazzina in ceramica sorrentina, che ti evoca il ricordo di giornate piene di sole, al cui solo pensarci ti viene da sorridere.

Sembra un modo piacevole per affrontare una giornata uggiosa, non trovi? 

3. Sandali

E come non parlare dei sandali sorrentini? Realizzati in ossequio ai criteri di raffinatezza, eleganza e stile, essi non hanno alcunché da invidiare a quelli capresi. Anche in questo caso, siamo al cospetto di una forma d’arte, che dà vita a calzature testimoni della bontà del Made in Italy. Una qualità apprezzata in tutto il mondo e che prende vita a Sorrento, ove tanti artisti sono pronti ad aprire le porte dei propri atelier per accogliere la clientela e soddisfarne ogni desiderio. 

Se intendi portare a casa un bel paio di sandali sorrentini, sappi che potrai scegliere tra due tipologie. Quelli confezionati, che troverai esposti in bella maniera sugli scaffali, fra i quali potrai aggirarti per individuare la scarpa più in linea con il tuo gusto. Nell’altra, quelli su misura. Un segmento riservato a chi non vuol badare a spese e cerca una calzatura esclusiva. In questo secondo caso, avrai modo di sbizzarrirti a scegliere i materiali, i colori e il design, con cui – grazie ai consigli di esperti artigiani – potrai calzare una scarpa elegante e al contempo comoda.

4. Prodotti gastronomici

L’arte affascina e dà vita a capolavori, ma c’è chi preferisce altro. Rispettabile, pertanto, è anche la scelta di chi intende un souvenir non come qualcosa per abbellire casa o per esaltare l’outfit, bensì come qualcosa da mettere sotto i denti. Una scelta che potrebbe apparire prosaica, ma che in realtà è condivisa da un’ampia e stimabile platea di ghiottoni, che in Penisola Sorrentina trovano un vero e proprio paradiso. 

E se è impossibile portare a casa un bel piatto di spaghetti alla Nerano, molto più fattibile è mettere in valigia qualche prelibatezza locale. Marmellate bio, biscotti, taralli, limoni, ma anche le gustosissime sfogliatelle di Santa Rosa. Senza poi dimenticare la produzione di pregiati oli evo, con cui potrai condire le tue pietanze casalinghe, riassaporando così i profumi e gli aromi della Penisola.

5. Limoncello

L’elenco delle prelibatezze sorrentine non potrebbe dirsi completo senza  un accenno al limoncello. Un liquore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, frutto di un processo di macerazione in alcol etilico delle bucce dei limoni di Sorrento, la cui eccellenza è certificata dal marchio IGP.

Visitando la Penisola, potrai trovare numerosi punti vendita in cui acquistare del limoncello. Ti divertirai a visitare queste botteghe caratteristiche, ove potrai scegliere la bottiglia più carina, da regalare alle persone care o da tenere in casa e stappare all’occorrenza. Magari versandone il contenuto in un bicchierino di ceramica. 

Un gesto che ti ricorderà una vacanza splendida e che ti regalerà un sorriso, seppur di breve durata. C’è infatti da assaporare un sorso di ottimo limoncello; le labbra potranno tornare a distendersi subito dopo.  

Giallo, succoso e dalla forma caratteristica. È il limone di Sorrento, un’eccellenza dai molteplici utilizzi, apprezzata a livello mondiale.

 

 

In Campania c’è una terra meravigliosa, in grado anche di donare eccellenze. Parliamo della Penisola Sorrentina e dei suoi limoni tipici. Un binomio noto a tutti, nonché un’associazione di idee che sorge spontanea quando si fa cenno a questa zona e ai tesori che custodisce. Tesori non solo paesaggistici, come il Vallone dei Mulini o l’arcipelago de Li Galli, ma anche agroalimentari come il limone, per l’appunto. Prodotto IGP conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Cenni storici

La qualifica IGP e la rinomanza internazionale non sono certo caratteristiche che si acquisiscono dall’oggi al domani. Esse vengono conseguite al compimento di un percorso netto e preciso, scandito dal ritmo dell’eccellenza. Percorso che hanno compiuto anche i limoni di Sorrento, la cui storia sembra affondare le sue radici in epoca romana.

Tale affermazione, seppur non corroborata da documenti ufficiali, trova riscontro nei dipinti e nei mosaici rinvenuti nei parchi archeologici di Pompei e di Ercolano. In molte delle opere di quell’epoca è infatti possibile notare la presenza di frutti di colore giallo e dalla forma oblunga.

Al di là dei riscontri artistici, è possibile affermare con assoluta certezza che la coltivazione di questi agrumi prese avvio intorno al 1500, grazie al lavoro svolto dai Gesuiti presenti nel territorio di Sorrento. Testimonianze documentali successive lasciano intuire che, a partire dal 1800, tale prodotto agricolo era già così apprezzato da affermarsi finanche sui mercati internazionali.

Coltivazione

Ancora oggi l’agrume sorrentino spicca tra le eccellenze agricole campane, facendosi apprezzare anche oltre i confini italiani. Insomma, passano i secoli ma non viene meno l’apprezzamento del pubblico. Ciò grazie anche a una coltivazione che, pur innovandosi, resta fedele alla tradizione, garantendo così il mantenimento degli standard qualitativi caratterizzanti questo frutto giallo e succoso.

Del tutto peculiare alla coltivazione è il “Pergolato sorrentino”, attuato mediante l’utilizzo delle cosiddette “pagliarelle”. In sostanza, gli arbusti vengono coperti da una sorta di tetto costituito da stuoie in paglia, che proteggono dagli agenti atmosferici, ritardando la maturazione dei limoni e consentendo così di immettere sul mercato prodotti sempre freschi durante tutto l’anno.

Caratteristiche

Dunque, ognuno di noi, in ogni momento dell’anno, può trovare sugli scaffali ortofrutticoli questo prodotto d’eccellenza. Occhio, però, che si tratti davvero del limone di Sorrento. Al di là delle fondamentali e veritiere etichettature che ne sanciscono la provenienza, questo frutto è riconoscibile dalle seguenti caratteristiche:

  • Forma ellittica;
  • Colore giallo paglierino;
  • Peso all’incirca non inferiore a 85 grammi.

Alle peculiarità esterne, visibili a occhio nudo, si aggiungono quelle apprezzabili a una più attenta analisi. Una buccia spessa e ricca di oli essenziali, unitamente a un gusto decisamente acido e a un succo abbondante, non lasciano spazio a dubbi circa la provenienza dei limoni presenti sulla tua tavola.

Dove si produce?

L’indicazione geografica protetta non è un attributo dato a caso. Essa certifica la provenienza di un prodotto da un certo territorio geografico. Nel caso degli agrumi qui trattati, la dicitura IGP fa riferimento alla Penisola Sorrentina. In particolare, alle piantagioni di limoni presenti nei comuni di:

  • Sorrento;
  • Meta di Sorrento;
  • Piano di Sorrento;
  • Massa Lubrense;
  • Sant’Agnello;
  • Vico Equense.

Alla lista, vanno aggiunte le coltivazioni presenti a Capri e Anacapri. Un insieme di territori accomunati da temperature miti, terreni vulcanici e venti moderati, che rappresentano le condizioni ideali per favorire lo sviluppo di questi tesori della terra.

I limoni in cucina, ma non solo

Pensi a questo frutto e, quasi inconsapevolmente, ti viene in mente il limoncello. Probabilmente il liquore italiano più conosciuto al mondo, ottimo sia come digestivo che come accompagnamento a un buon dessert. Eppure, l’utilizzo del limone va oltre la produzione di questo squisito elisir. L’agrume in questione viene infatti spesso impiegato per guarnire o caratterizzare numerose pietanze, dall’antipasto al dolce.

Inoltre, il limone di Sorrento è capace anche di altro, non solo di allietare le nostre papille gustative. Ricco di flavonoidi e di vitamina C, dall’inconfondibile profumo deciso ma piacevole, questo frutto è utilizzato anche dall’industria cosmetica per la produzione di creme, lozioni e quant’altro sia indispensabile per la cura della nostra pelle.

Insomma, dalla cucina alla beauty routine, è il giallo dei limoni di Sorrento a farla da padrone.

Anche il diportista meno esperto sa che l’organizzazione è tutto. Prima di mettersi al timone è doveroso chiedersi dove attraccare. Ecco dove farlo in Penisola Sorrentina.

 

 

 

 

 

Che sia stradale, ferroviario o marittimo, il percorso che conduce in Penisola Sorrentina è sempre emozionante. Lo è per il carico di aspettative che caratterizzano il viaggio, ampiamente confermate una volta giunti alla meta. 

Tra tutti, il tragitto più entusiasmante è forse quello via mare (a patto che l’idea piaccia, ovviamente). A bordo di un’imbarcazione che fende le onde, sotto un cielo terso e con il salmastro che stuzzica le narici, la rotta verso la Penisola è già parte della vacanza. 

Vacanza che può prendere il via ricorrendo ai servizi offerti dalle compagnie di navigazione o – per i più fortunati – utilizzando la propria imbarcazione. Nel primo caso, una volta arrivati in porto, ci si può ufficialmente tuffare nella bellezza e nel divertimento offerti da questo tratto di costa campana. Nel secondo, invece, prima di godersi il meritato relax, bisogna domandarsi dove attraccare

Un quesito che, in realtà, merita di essere risolto ancor prima di mettersi al timone, così da non farsi trovare impreparati. Organizzarsi è fondamentale, specie nei periodi in cui è maggiore il turismo da diporto, che potrebbe creare problemi di congestione capaci di rovinare i piani di chi sperava in una vacanza da vivere in tutta tranquillità.

Per questo motivo, può essere utile offrire qualche consiglio ai diportisti, mettendoli al corrente circa le possibilità di approdo offerte dalla Penisola Sorrentina.

Marina Piccola

La lista dei possibili attracchi non può che aprirsi con Sorrento, menzionandone il porto turistico. Anche detto Marina di Capo Cervo, esso è meglio noto con il nome di Marina Piccola. 

La struttura è composta da un molo, da una banchina di riva e da un moletto di sottoflutto, al cui interno trova spazio la darsena. È qui che vengono ospitate le imbarcazioni da diporto (al massimo 280), con pescaggio non superiore ai 6 metri e lunghezza massima di 40.

 

Marina Piccola sorge in un’ insenatura naturale di ridotte dimensioni e si fa apprezzare per una serie di motivi. Innanzitutto, per il fatto che qui i diportisti possono contare su un ottimo servizio di assistenza, sia in fase di approdo che al momento di salpare. Il comfort è assicurato anche da un sistema di vigilanza diurna e notturna e dalla possibilità di fruire sia di acqua potabile che di corrente elettrica. 

Inoltre, il porto è situato in una posizione strategica, che consente di raggiungere in breve tempo il centro di Sorrento.

Marina di Cassano

Funzionale e allo stesso tempo affascinante. Si può definire così Marina di Cassano, il porto turistico di Piano di Sorrento. Funzionale per la sua struttura – costituita da un molo di sottoflutto con banchina di 200 metri e da una scogliera di sottoflutto – capace di offrire 180 posti barca (lunghezza massima 56 metri) su di un fondale sabbioso profondo 5 metri. Affascinante, per il fatto che Marina di Cassano nasce e resta un borgo di pescatori, le cui tracce sono ben evidenti ancora oggi. 

Insomma, approdare in questo spazio diportistico, a poca distanza da Sorrento, significa contare su una fitta rete di servizi – come l’assistenza e la sorveglianza H24, il servizio di power supply e la fornitura d’acqua potabile – che permetteranno ai vacanzieri di risolvere in fretta la questione dell’attracco, per godersi la bellezza del borgo. Magari al tramonto, seduti a uno dei tavolini dei tanti ristorantini presenti.

Marina della Lobra

Per chi intenda approdare nei pressi di Massa Lubrense, Marina della Lobra è il posto più indicato. Esso sorge in un’insenatura naturale e prende il nome dal sovrastante santuario, dedicato – per l’appunto – alla Madonna della Lobra. 

Contrariamente ai porti turistici finora descritti, questo è a capienza minore. Marina della Lobra può infatti ospitare fino a un massimo di 100 imbarcazioni, di lunghezza massima pari a 15 metri. Il ridotto numero di disponibilità rende quasi doveroso prenotare un posto barca con largo anticipo, specie nei mesi estivi, quando intenso è il flusso di diportisti. 

Anche qui vi è disponibilità di acqua potabile e corrente elettrica, nonché di un servizio gru e di riparazione. Attenzione, però: l’accesso alla Marina della Lobra non è H24, bensì limitato all’orario 08.00 – 20.00.

Campo boe di Marina del Cantone

Diportismo e sostenibilità vanno a braccetto a Marina del Cantone. Qui, la tutela del mare e la voglia di viverlo hanno trovato convergenza nell’installazione di un campo boe. Pur facendo parte dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, Marina del Cantone offre ai diportisti la possibilità di ormeggiate in tutta comodità, senza correre il rischio che le ancore – soprattutto quelle di grandi dimensioni – devastino il fondale. 

Il numero di boe disponibili è pari a 35 e l’ormeggio è condizionato al pagamento di un ticket non eccessivamente costoso. Effettuando il pagamento, il diportista ha diritto anche all’assistenza tecnica e all’utilizzo di una banchina tramite cui facilitare le operazioni di imbarco e sbarco. 

Il campo boe si fa apprezzare inoltre per la sua vicinanza a due luoghi molto suggestivi della costa: Punta Campanella e l’arcipelago de Li Galli.

Comodo sì, ma anche – come si diceva – economico ed ecosostenibile. Due qualità che fanno preferire il campo boe a chi detesta il diportismo volgare e chiassoso. 

Il Vallone dei Mulini, nella centralissima piazza Tasso a Sorrento, attrae ogni anno folle di visitatori. Pur non essendo accessibile, resta uno dei luoghi più fotografati al mondo.

 

Più un luogo è spettacolare, più si scattano foto per immortalarlo, con il rischio di esaurire in breve tempo la memoria dei nostri smartphone. Una possibilità che si realizza senza che nemmeno ce ne si accorga, presi come siamo dalla bellezza che ci circonda. Immagini e video instagrammabili sono dunque parte integrante di una vacanza e lo diventano ancor più in Penisola Sorrentina, ove lo splendore è dappertutto. Non solo nei panorami suggestivi offerta dalla Baia di Ieranto e da Punta Campanella, o nel profilo particolare dell’arcipelago de Li Galli, ma anche in luoghi forse meno noti ma non per questo di minor impatto, come il Vallone dei Mulini

 

La formazione della valle

 

Nello specifico, parliamo di una bellezza naturale ammirabile nella città di Sorrento. Più precisamente esso si trova alle spalle di piazza Tasso, da cui si staglia in tutta la sua maestosità. Basta dare un’occhiata al Vallone per lasciarsi incantare dal suo fascino, che induce a volerne sapere di più. Guardi questo spettacolo di rocce e vegetazione e non puoi far a meno di chiederti come sia nato un così particolare paesaggio. La risposta è rinvenibile in quanto accadde circa 35 mila anni fa, quando un’eruzione dei Campi Flegrei ricoprì di frammenti lavici l’area compresa tra Punta Scutolo e Capo di Sorrento. Qui, i ruscelli Sant’Antonino e Casarlano, non riuscendo più a trovare sbocchi verso il mare, scavarono una gola nella roccia, dando così vita alla valle.

 

Perché ha questo nome?

A suscitare curiosità è anche il nome, che deriva dalla presenza di un complesso formato da cinque mulini, edificati intorno al 1600. Nella zona sorsero poi anche alcune segherie, destinate alla lavorazione del legname utilizzato dagli artigiani dell’intarsio, e un lavatoio pubblico. Un vero e proprio centro di socialità, insomma, a cui era facile accedere anche grazie a un piccolo ponte di collegamento con il porto. Tutto ciò fece sì che la valle, oltre a essere molto suggestiva, diventasse anche un fervido luogo di incontro, data la numerosa presenza di persone che, a vario titolo, vi si recavano. 

Percorso storico

Per lungo tempo, la valle fu proprietà di due famiglie locali, i Tasso e i Correale.
Nel 1842, parte di essa venne acquistata da Enrico Falcon, un giovane ingegnere napoletano di origini francese, intenzionato a restaurare il complesso dei mulini. Il suo proponimento non trovò però attuazione; ricercato dalla Polizia borbonica, egli fu costretto a fuggire in Francia. Da quel momento, il Vallone dei Mulini cadde lentamente in uno stato di totale abbandono che, ancor oggi lo caratterizza. Insomma, nata per volere di Madre Natura, trasformata dall’uomo in un centro di incontri, questa cornice naturalistica andò infine incontro a una fine poco degna della sua storia.
Oggi, pur restando un capolavoro naturale, la valle necessiterebbe di notevoli interventi di restauro e messa in sicurezza, resi però difficili dal fatto che essa è in parte proprietà privata e, per altra parte, statale.

 

Luogo abbandonato, ma…

Lo stato di abbandono in cui versa il Vallone è tale da non permetterne l’accesso. A rendere impossibile una visita è anche l’altissimo tasso di umidità presente nell’area – con picchi fino all’80% – che renderebbe impossibile la presenza umana. Eppure, nonostante tutto questo, il Vallone dei Mulini vanta una notorietà pari a quella di molti altri angoli ugualmente incantevoli – ma probabilmente più gettonati – racchiusi nella Penisola Sorrentina. A certificarne l’apprezzamento mondiale sono stati due avvenimenti di notevole rilevanza. Il primo risale al 2014, quando sul profilo Instagram della rivista Nature fu pubblicata una foto della valle che, in breve tempo, ottenne più di trecentomila like. Non di poco conto anche l’apprezzamento mostrato dal sito giornalistico Buzzfeed, che ha inserito il Vallone tra i trenta luogo più belli della Terra.

Niente visite ma tante foto

Come già detto, il Vallone dei Mulini non è un luogo interamente pubblico, né versa in condizioni di sicurezza accettabili, pertanto visitarlo è fuori discussione. Tuttavia, se ne può ammirare la bellezza recandosi a Sorrento, per la precisione nella centralissima piazza Tasso. Per chi non vuole o non può utilizzare l’auto, è utile sapere che esiste un sistema di mezzi pubblici che, in breve tempo, accompagna i turisti in città. Uno di questi è la Circumvesuviana, che dalla stazione centrale di Napoli conduce a quella di Sorrento. Da qui a piazza Tasso la distanza è breve; poco più di dieci minuti, e gli smartphone verranno estratti dalle tasche e impiegati per scattare foto a raffica. In alternativa, si può raggiungere via Fuorimura, dalla cui ringhiera si può godere di tutta la bellezza del Vallone.
In ogni caso, che i tuoi scatti siano effettuati da piazza Tasso o da via Fuorimura, poco cambia: a pochi secondi dalla pubblicazione della prima foto, il tuo profilo social verrà inondato da like di apprezzamento. 

In Penisola Sorrentina, tra paesaggi mozzafiato e acque limpide, c’è spazio anche per l’arte. In particolare, nella forma dell’intarsio, da secoli sinonimo di tradizione.

 

 

Quando si visita la Penisola Sorrentina, il tempo sembra scorrere sempre troppo in fretta. A offrire questa sensazione sono le bellissime e numerose esperienze che è possibile vivere da queste parti, ove è molto facile lasciarsi suggestionare dalle tante meraviglie che questa terra è in grado di offrire. 

Meraviglie non solo paesaggistiche – come Punta Campanella e la Baia di Ieranto – ma anche enogastronomiche, tra le quali spiccano gli spaghetti alla Nerano. E, come se non bastasse, a deliziare i turisti c’è anche l’arte. In particolare, quella che prende la forma dell’intarsio, tecnica di lavorazione del legno finalizzata alla creazione di opere di vario tipo. 

Storia 

L’intarsio è una forma d’arte che può farsi risalire all’epoca dell’antico Egitto. Pur non essendo originario di Sorrento, è proprio qui che esso ha trovato terreno fertile in cui sbocciare.

La storia dell’intarsio sorrentino inizia tra il XIII e XIV secolo, a opera dei monaci benedettini che abitavano nel monastero di Sant’Agrippino. Lavorando pezzi di legni ricavati da alberi di limoni, arance e noci, essi furono pionieri di questo slancio artistico, dando vita a risultati decisamente ammirevoli. 

Molte creazioni dell’epoca sono ammirabili ancora oggi, essendo custodite in alcuni luoghi sacri della zona.

L’ammirazione dei Borbone

Da allora in poi, questa forma d’arte si è sviluppata costantemente, per merito di un sempre crescente numero di artigiani specializzati nell’intarsio. Al fine di non sprecare questo sapere artistico, ma anzi per preservarlo e tramandarlo, fu istituita un’apposita scuola. Era il 1886, ma già in precedenza si era capito che l’intarsio sorrentino rappresentava un valore aggiunto del territorio. 

Valore che non lasciò indifferente neppure Francesco di Borbone, re del Regno delle Due Sicilie dal 1825 al 1830. Incantato dalle realizzazioni artigianali, il re commissionò agli artisti sorrentini alcune opere lignee, con cui arricchire il patrimonio artistico del Palazzo Reale di Napoli.

Il museo

L’intarsio sorrentino è oggi una realtà pienamente conclamata. A confermarlo è il recente inserimento di quest’attività nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano.

Inoltre, a suggellare l’importanza dell’intarsio, è stata anche la creazione del Museo Bottega della Tarsia Lignea, ubicato proprio a Sorrento. Più specificamente, esso è ospitato in un edificio sito in via San Nicola n. 28. Il palazzo si sviluppa su tre livelli, interamente dedicati a quest’attività artigianale. 

Visitare il museo è un’esperienza molto interessante, perché consente di conoscere la storia dell’intarsio ligneo, sia mediante le creazioni che tramite un percorso fotografico.

Dove comprare gli intarsi

Una visita al museo è anche l’occasione giusta per compiere qualche acquisto, essendo possibile sfruttare le proposte commerciali disponibili all’interno.

Tuttavia, se si ha intenzione di ammirare quante più creazioni possibili per poi scegliere cosa comprare, allora è suggeribile un bel giro nel centro di Sorrento. Qui, tra le varie botteghe presenti, si potrà individuare il souvenir preferito da portare a casa. 

Potrà essere una scatoletta multiuso, un portagioie, un tavolino, un’immagine sacra o altri capolavori artigianali. Tutti ugualmente belli, essi differiscono soltanto per il prezzo.

Tour nei laboratori artigianali

Sei innamorato a tal punto dell’intarsio da non poterti accontentare di una visita al museo o di un giro per le botteghe? Allora sappi che per te c’è in serbo qualcosa di molto interessante. Esistono infatti agenzie specializzate nell’organizzazione di visite ai laboratori artigianali ove viene lavorato il legno. 

Il tour dura all’incirca due ore, durante le quali potrai seguire più da vicino il processo di creazione di un intarsio, carpendone così tutti i segreti. Inoltre, quel che imparerai potrai metterlo immediatamente in pratica. 

Come? Sfruttando l’opportunità che ti verrà concessa. Se vorrai, potrai essere infatti artigiano per un giorno. Con l’aiuto di un artista esperto, sarai in grado di creare un piccolo souvenir in legno, da portare a casa ed esibire con orgoglio a parenti e amici, ai quali potrai dire che a Sorrento l’arte è ovunque. 

Nel paesaggio, a tavola e anche nelle creazioni lignee. 

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Un viaggio in Penisola Sorrentina è un’esperienza che appaga tutti i sensi. Anche il gusto, squisitamente esaltato dagli spaghetti alla Nerano.

 

 

Gli spaghetti alla Nerano confermano che la Penisola Sorrentina è una terra capace di regalare emozioni di ogni genere. Non soltanto quelle che le sue spiagge più belle e i suoi borghi caratteristici sono in grado di suscitare, ma anche quelle che è possibile vivere a tavola.  Sì, perché questa zona vanta una tradizione culinaria lunga e articolata che ha dato vita a una storia gastronomica composta da pietanze di vario tipo, tutte così gustose da meritare almeno un assaggio. 

Come, per l’appunto, gli spaghetti alla Nerano. Una prelibatezza che non ci si può lasciar scappare, se si vuol cogliere a pieno tutta la bellezza della Penisola Sorrentina.

Ti interessa conoscere meglio questo piatto succulento? Allora dai inizio alla lettura. 

Ma fai attenzione, potrebbe venirti l’acquolina in bocca.

Storia 

Gli spaghetti alla Nerano non temono la concorrenza dei piatti gourmet, perché non passano mai di moda. Anzi,  riscuotono un successo costante su ogni tavola. Ciò grazie alla loro storia, fatta di semplicità e coincidenze fortuite. 

Ed è proprio per merito di una casualità che nacque il piatto di cui stiamo parlando.

Per capire meglio la situazione, bisogna fare un tuffo nel passato. Più precisamente, occorre catapultarsi in una serata del 1952, quando al ristorante “Maria Grazia” di Nerano, si presentò un cliente abituale in compagnia di alcuni amici. Si trattava di Francesco Caravita, principe di Sirignano, di ritorno da Capri. 

La dispensa era ormai vuota, ma ciononostante la signora Maria Grazia fu in grado di imbastire un piatto di spaghetti conditi con zucchine e un tris di formaggi.

Servito in tavola, il piatto fu apprezzato così tanto che, da allora in poi, divenne una specialità della cucina locale.

Il mistero della ricetta

I rebbi della forchetta affondano tra gli spaghetti, li avvolgono in un intrico di sapori squisiti pronti a esaltare il tuo palato. Un’estasi capace di appagare finanche un principe, è proprio il caso di dirlo.

Ma quali sono gli ingredienti alla base di tale prelibatezza?  

Assodata la presenza della pasta e delle zucchine fritte, resta da capire quali siano i formaggi che addensano la portata, formando quella cremina da acquolina in bocca. 

Continua a leggere e lo scoprirai.

Provolone del Monaco, sì o no?

In molti ristoranti, così come in numerose famiglie, viene utilizzato il Provolone del Monaco (prodotto dop della Penisola Sorrentina), che però non è un ingrediente della ricetta originaria, essendo stato riscoperto soltanto a partire dagli anni ‘80.

E allora, cosa utilizzò la signora Maria Grazia nel corso di quella fatidica sera? Non si sa con esattezza. 

Di certo si trattò di formaggi locali, ma quali – di preciso – resta un mistero la cui soluzione si presta alla libera interpretazione di chi si mette ai fornelli.

Dove gustarli?

Dunque c’è anche una piccola dose di mistero a rendere ancor più intrigante questa prelibatezza, che va assolutamente assaporata.

Magari al termine di un’escursione a Punta Campanella o sul Monte San Costanzo, quando lo stomaco inizia a brontolare e sedersi a tavola diventa un desiderio impellente.

Trattandosi di un piatto tipico della zona, può essere gustato un po’ ovunque. A partire dal ristorante “Maria Grazia” a Nerano, ove questi spaghetti furono inventati più di mezzo secolo fa, per finire a uno dei tanti ristoranti che si affacciano sulla Marina del Cantone.

Da non sottovalutare nemmeno la possibilità di spostarsi dal luogo in cui fu inventata questa pietanza. A detta di molti, vale la pena visitare la trattoria “Eughenes” a Termini (frazione di Massa Lubrense), dove gli spaghetti alla Nerano sono così buoni da leccarsi i baffi.

Quale vino abbinare?

La Penisola Sorrentina è un territorio che dispone di un’apprezzabile tradizione vinicola. Molti sono i vitigni che offrono nettari deliziosi, magari da gustare nel corso di un aperitivo al tramonto o in abbinamento a un buon piatto di pasta.

In questo secondo caso, agli amanti del buon bere può tornare utile sapere che gli spaghetti alla Nerano formano un match perfetto sia con la Falanghina che con il Biancolella

Entrambi vini bianchi, si fanno apprezzare per il profumo delicato e il sapore asciutto e fresco, che ben bilancia la sapidità dello spaghetto alla Nerano, così da regalarti un’emozione unica, che resterà impressa tanto nella tua mente quanto sulle tue papille gustative.

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